RECENSIONE DI MPH

Recensione di MPH

Chi non ha mai pensato di poter correre velocissimo?
Quante volte ti sarà capitato di immaginare di fare un sacco di cose in poco tempo? DI sfrecciare in un lampo giallo come Flash o sfiorare i Mach-10 come Quicksilver?

Mark Millar ti porta in una soprendente storia in cui, la velocità, non solo la si può acquisire senza troppi problemi ma vi avverte come Barry Allen o Pietro Maximoff di fatto, superino dei limiti inimmaginabili, rendendo l’opera (quasi) verosimile.

Roscoe è un ragazzo di Detroit con grandi progetti nella vita. Sogna di diventare ricchissimo e vivere nel lusso per il resto dei suoi giorni. Purtroppo sono sogni di un uomo che circola in un brutto giro e, senza sospettarlo, viene colto in confessione e si ritrova incarcerato.
Nonostante la sua cattiva condotta, non è il classco criminale dei fumetti che vuole conquistare il mondo o è a capo di qualche gang, anzi, è un pesce piccolo che lavora “in proprio”.

Tradito dal suo migliore amico e dalla sua ragazza (indovina con chi), Roscoe perde ogni ragione di vita ma è proprio in carcere che viene a contatto con un Cedric, un altro recluso della prigione, che gli offre una nuova e sconosciuta pillola con mph inciso sopra.

Un po’ titubante, ingoia la pastiglia e acquisisce il potere della supervelocità. Convinto di poter fare la differenza, coglie l’occasione e fugge dal carcere per vendicarsi del torto subito e sfruttare l’occasione.

Da grandi poteri, però, derivano grandi responsabilità. Niente pillole, niente poteri e una moralità discutibile.

Millar è in grado di creare opere dal forte impatto morale. Kick-ass, Jupiter Legacy, Huck… Tutto ciò che crea, non ha nulla di estremamente straordinario ma incredibilmente ordinario.

Poi, diciamocelo: tu non lo faresti? 😀

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